Dopo che in una recente intervista l’On. Chiara Appendino (M5S), ex Sindaca di Torino, ha dichiarato: “ la gente chiede risposte soprattutto sulla Sanità” spero che il M5S in tutte le sedi istituzionali in cui è presente, a partire dai Consigli Regionali, decida di occuparsi con continuità ed efficacia di questa che sta diventando una emergenza nazionale che riguarda tutti.
In Piemonte il tema sta assumendo caratteristiche inimmaginabili fino a poco tempo fa: il centro destra, alla guida del governo regionale, coltiva solo interessi particolari, il PD insegue il Presidente Cirio e l’Assessore alla Sanità Icardi nelle loro dannose giravolte, con le quali cercano di non scontentare nessuno, ma risolvono nulla, e i 5S ai margini di tutto.
Di seguito qualche dato e alcune considerazioni relative alla sanità piemontese, con particolare riferimento all’edilizia ospedaliera.
I presidi ospedalieri del Piemonte, fatto salvi pochi casi, Verduno e Asti, sono molto vecchi, poco funzionali, quasi mai a norma e con costi di gestione crescenti, difficilmente sostenibili.
Dopo decenni di discussioni, nel dicembre del 2017 la Giunta Chiamparino approvò la realizzazione di quattro nuovi ospedali: la CSS - Città della Salute e della Scienza di Novara, il PSRI - Parco della Salute, della Ricerca e della Innovazione di Torino, e gli ospedali unici dell’ASLTO5, alle porte di Torino, complementare al PSRI, e dell’ASLVCO (Verbano, Cusio Ossola).
Il costo previsto delle solo opere dei due ospedali di Novara e Torino è pari a 743.101.042 €, mentre il costo totale delle due concessioni per progettare, realizzare e gestire i due ospedali ammonta a 1.535.655.000 € , al netto dell’IVA.
Il costo delle opere edili e impiantistiche degli altri due ospedali è stimato in 332.078.655 €.
Nel gennaio del 2022, il Consiglio Regionale ha aggiornato la programmazione del 2017 prevedendo, dopo intese con il Ministero della Salute, la realizzazione di altri sei nuovi ospedali, finanziati con fondi INAIL, nell’ambito del programma pluriennale di edilizia sociale dell’Istituto, per un valore complessivo pari a 1.285.000.000 €.
A ben vedere si tratta un volume di investimenti, per i soli costi delle opere edili, pari a 2.360.179.697 € che, se attivati, farebbero molto bene al Piemonte. Da anni, nelle fasi di espansione l’economia qui cresce meno e, nelle fasi di recessione, rallenta molto più di quanto accade nelle altre regioni del centro-nord d’Italia.
Le note dolenti, però, iniziano quando si tratta di passare dalle previsioni alle realizzazioni delle opere, quella fase che richiede di scegliere tra le diverse ipotesi: realizzare degli ospedali unici in sostituzione degli ospedali diffusi nel territorio ma poco sicuri, dove localizzarli, ecc.
Non solo, la gara di Novara è andata deserta, quella di Torino è ferma e gli altri progetti, quelli relativi ai restanti presidi ospedalieri, sono fermi al palo, nonostante ci siano le risorse necessarie a realizzarli.
Lo stesso Assessore alla Sanità regionale Icardi ha di recente confermato che oltre alla disponibilità di INAIL a realizzare quanto si è impegnato a fare, i finanziamenti pubblici a disposizione del Piemonte per l’edilizia ospedaliera, a fine 2022, superavano i 900 mln di €.
In aggiunta alle risorse cash, vanno considerati i valori importanti degli asset patrimoniali costituiti dalle aree su cui sono insediati gli attuali ospedali, collocati nei centri urbani, rese libere dalle nuove localizzazione. Ci sono inoltre i lasciti costituiti da immobili e terreni agricoli che, nel caso delle Aziende Ospedaliere, possono raggiungere valori importanti dell’ordine di molte centinaia di milioni di Euro.
Nonostante un quadro tutt’altro che sconfortante, almeno dal punto di vista delle risorse, non si muove nulla e ci tocca assiste all’umiliante richiesta del Presidente della Regione Cirio, di alcuni Consiglieri regionali anche del centro sinistra, e del Sindaco di Torino rivolta al Governo affinché nomini un Commissario straordinario che venga a Torino a fare lui le cose per cui loro sono stati eletti.
A Torino hanno sede il Politecnico, con un corpo accademico di 1.000 docenti, l’Università con 3.514 tra docenti e ricercatori. La Sanità piemontese, articolata in 13 ASL e 6 Aziende Ospedaliere, conta un organico che supera i 100 dirigenti tecnici e amministrativi.
Inoltre la Regione ha il controllo completo di due importanti società pubbliche: Finpiemonte, attraverso la quale transitano tutti i fondi europei destinati al Piemonte e SCR – Società di Committenza Regionale che, ogni anno gestisce centinaia di gare per la fornitura di beni servizi e opere pubbliche alla Sanità e agli altri enti pubblici del Piemonte.
Ci sono le risorse finanziarie e le competenze per fare gli ospedali, compreso il PSRI di Torino, ma tutto e fermo e non succede nulla.
Un altro inconcludente spettacolo, in quersti giorni sotto i nostri, riguarda la vicenda della nomina del nuovo Direttore del Salone del Libro di Torino che va avanti da mesi senza esito, quando siamo ormai alla vigilia dell’unica importante manifestazione rimasta a Torino. Si tratta di una nomina che spetta alla Regione Piemonte, al Comune e ad alcuni circoli culturali di Torino. Hanno un così spiccato senso di responsabilità che nemmeno su questo risecono a mettersi d’accordo.
E’ del tutto evidente che la responsabilità di tanta inconcludenza è dovuta al e gli altri centri di potere locali.
Questi politici, mentre, non riescono nemmeno a fare un ospedale, rivendicano l’ampliamento dei poteri, con la richiesta dell’autonomia differenziata. Senza senso del ridicolo, pigolano attaccati alla gonna della Presidente del Consiglio affinché nomini un Commissario straordinario che realizzi il PSRI di Torino, quando non più tardi di qualche tempo fa, hanno chiestro il voto per essere loro a rfealizzarlo.
In questa realtà, chi vuole fare politica, per davvero, per dare soluzioni ai problemi ha davanti a se la strada spianata. L’on. Appendino che ha amministrato Torino con dignità, pur avendo tutti contro, ha la conoscenza dei problemi necessaria per affrontarli e avviarli a soluzione. Serve però far capire che questo è quello che si vuole fare. Ed è il motivo per cui si chiede agli elettori il consenso.
Tredici o quattordini mesi, sono quelli che mancano al rinnovo del Consiglio Regionale del Piemonte. Sono davvero pochi, non solo per progettare il futura della regione ma anche per dire quali soluzioni si intende applicare, ad esempio, per costruire gli ospedali e agli altri principali problemi sul tappeto.
Alla fine anche se non richiesti, mi permetto di dare due suggerimenti.
Il primo, riguarda i tempi. Si sbrighi Onorevole. Tra poco, se non incomincia a produrre idee e proporre soluzioni anche il M5S verrà percepito dai cittadini normali come inadeguato e il consenso si sposterà verso altri, oppure la sfiducia farà crescere ancor più la disaffezione e la partecipazione al voto diminuirà ancor più, con grave danno per la democrazia.
Il secondo, si guardi intorno. Il principale limite della Sua esperienza amministrativa è stato quello puntare poco al coinvolgimento delle competenze e delle disponibilità che Torino ha e, le poche volte che l’ha fatto, quando ha pescato all’esterno dei 5S, non ha avuto la mano felice.
Bisogna lavorarci meglio, andando a cercarle. Il M5S, da solo non può farcela nemmeno oggi. Alcuni militanti, dopo aver raccolto trenta like, magari tra amici e parenti, il giorno dopo l’elezione, si pensano degli statisti e anche quando non sanno nulla non studiando, pensando che la competenza possa piovere dal cielo sulle loro teste.
Così non si va da nessuna parte, ma tutte queste cose Lei non può non saperle. Tenga però conto che il tempo non è una variabile nelle Sue disponibilità.
Auguri.
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